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Libia: di chi è la colpa dell’invasione? Certamente più di Napolitano che di Berlusconi.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

Sull’attacco in Libia del 2011 si è scritto moltissimo, e molto altro si scriverà ancora, ma le dichiarazioni degli ultimi giorni di Giorgio Napolitano – all’epoca Presidente della Repubblica – lasciano allibito anche il lettore meno accorto. Re Giorgio ha, in un’intervista rilasciata a Repubblica il 3 agosto, scaricato ogni responsabilità decisionale sull’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma la verità è totalmente differente. Come noto a tutti, Silvio Berlusconi aveva stretto degli accordi economici con l’allora dittatore libico Gheddafi che prevedevano, tra le altre cose, che dalle coste libiche non partisse più nessuno verso le coste italiane, accordo pienamente rispettato fino a che la Francia, sotto la presidenza Sarkosy, non decise di liberarsi definitivamente del regime di Gheddafi (ma i veri motivi erano economici) attraverso un attacco aereo avallato dagli americani sotto la presidenza di Barack Obama.
L’articolo apparso sul blog “Indipendenza e Costituzione” parla di pari responsabilità da suddividere tra Napolitano e Berlusconi nella questione libica. Ma ciò non corrisponde a realtà. Per questo ci permettiamo di dissentire e di fornire una versione critica.
La sera del 17 marzo 2011, mentre al Teatro dell’Opera a Roma andava in scena il Nabucco di Verdi diretto da Muti per il 150°anniversario dell’Unità d’Italia, Napolitano tenne una riunione in un salotto del Teatro alla presenza di Berlusconi, del ministro della Difesa La Russa e del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Bruno Archi. Berlusconi sostiene, come scritto da Alan Friedman nella biografia del Cavaliere, che Napolitano “continuava a insistere che dovessimo allinearci con gli altri in Europa”, e che quindi la decisione era già presa, facendo pesare il suo ruolo di Capo supremo delle forze armate. Ma attenzione. Il giorno dopo, siamo al 18 marzo, la forte contrarietà della Lega e dello stesso Berlusconi all’operazione militare in Libia fermò tutto, tant’è che alcuni nostri obiettivi militari furono provvisoriamente assegnati al Regno Unito. Berlusconi fu costretto a cedere solo successivamente, per non ostacolare una decisione già assunta non solo a livello europeo, ma soprattutto americano. Ma anche per non creare una rottura dei rapporti istituzionali tra Governo e Quirinale.
Tale versione è stata confermata – tra gli altri – anche dall’ex ministro degli esteri Frattini, che durante la riunione del 17 marzo fu convocato via etere in quanto non si trovava in Italia.
Ma a sostegno della nostra tesi viene in soccorso anche la logica. Come poteva Silvio Berlusconi, che con Gheddafi si era accordato per non far partire più nessuno dalle coste libiche verso l’Italia, a decidere senza esitazione di partecipare all’attacco militare in Libia? Certamente fu il Governo Berlusconi a decidere formalmente la nostra partecipazione alle operazioni militari, ma solo dopo aver subito forti pressioni sia da parte del Presidente della Repubblica che da parte della sovrastruttura europea.
Da ciò ne deriva che, sul piano delle responsabilità politiche, certamente Napolitano ebbe un ruolo marcatamente incisivo, molto più pesante e decisivo di quello che egli stesso vorrebbe oggi scaricare su Silvio Berlusconi.
Del resto, dopo pochi mesi dall’attacco in Libia, lo stesso Napolitano preparerà il Colpo di Stato che si concretizzerà nel novembre di quello stesso anno con la caduta del Governo Berlusconi e la nascita del Governo Monti.

Attacco a Gheddafi: serve un dibattito parlamentare

Comunicato stampa

Attacco a Gheddafi: serve un dibattito parlamentare per mettere sotto processo Napolitano e Berlusconi in quanto non hanno tutelato l’interesse nazionali e hanno violato la Costituzione.

La lettera aperta ai Parlamentari: “Di chi è la colpa dell’invasione? ” nella quale Indipendenza e Costituzione, Riscossa Italia, Risorgimento Socilialista chiedevano un dibattito sulla mancata opposizione e la partecipazione all’attacco poi alla Libia è stata ripresa da alcuni esponenti politici ed ha aperto la discussione.

Le dichiarazioni contraddittorie di Berlusconi, Napolitano ed altri ministri dell’epoca avvalla la necessità di fare chiarezza a livello istituzionale. È ora che questo Parlamento abbia un sussulto di dignità e di verità. Infatti, come tutti possono ben vedere, la colpa di quanto accade: il carico di dolore e di morti, i soldi spesi ed i fallimenti di Mare nostrum, Frontex, Sophia nascono proprio dalla distruzione della Libia perpetrata da Francia, Inghilterra, Usa, Italia. Le stesse confuse scelte di questi giorni sono testimonianza di quegli errori.

Quanto si sta approntando in Libia, infatti, proprio per il disastro sociale e politico provocato, per un governo che sta rintanato in una base militare, per il controllo tribale del territorio, non appare realistico. A nostro parere sarebbe necessario un intervento diretto dell’ONU davanti alle coste libiche e nella gestione dei campi profughi con forze di paesi non direttamente coinvolti. Onu che dovrebbe rimediare all’errore di aver coperto l’intervento armato di Francia, Inghilterra, USA ed Italia messo in atto per interessi geopolitici e nazionali.

Questa chiarezza è necessaria per approcciare in modo opportuno e con legittimità politica la necessità di fermare l’immigrazione di massa: con umanità ma con determinazione. Ciò per quanto produce in Italia a causa delle reazioni popolari dovute ad una situazione sociale già difficile causata dalle politiche liberiste e dell’Unione Europea. In questo senso l’immigrazione è diventata un’arma di distrazione di massa per parlare il meno possibile di politiche industriali, disoccupazione, disoccupazione giovanile, salari, pensioni, servizi pubblici, democrazia. Ma va fermata anche perchè l’immigrazione di massa impoverisce i territori di provenienza.

Ora il governo ed il PD per motivi elettoralistici sembrano aver cambiato linea sostenendo che il flusso va fermato in Libia, in Africa. Dice Renzi: “Bisogna aiutarli a casa loro”. Come da tempo declamato dalla destra.

Può funzionare questa nuova politica del governo e del PD?

Ma come possono costoro, questi governi, questi partiti, aiutare qualcuno quando l’anno scorso i giovani italiani sono emigrati dal nostro paese in misura superiore agli stessi immigrati!? Quando stanno portando al declino un intero paese!?

E’ una cosa assolutamente ridicola, ma anche pericolosa. Infatti, questa frase nasconde ancora una volta la volontà di politiche neocoloniali. Quelle politiche che sono proprio alla base di questo fenomeno: guerre, sfruttamento delle risorse, controllo dei governi locali.

È lo stesso termine di aiuti che va eliminato poichè questi, spesso e volentieri, sono investimenti e prestiti con il cappio al collo, fonte di subordinazione, truffe e corruzione. Altro che aiuti!

È il reciproco interesse che deve muovere il rapporti fra popoli. Ma il popolo italiano deve sapere che ciò è possibile solo cambiando le politiche e le classi dirigenti in Italia.

Devono essere anche chiaro che se è il popolo italiano a decidere se, chi, e quanti possono entrare nel nostro paese, deve esserlo altrettanto che non si può continuare a violare la sovranità altrui come si sta facendo negli ultimi decenni: guerre in Iraq, Libia ed ora la Siria.

Di chi è la colpa dell’invasione?

Lettera aperta ai Senatori e Deputati per la convocazione di un dibattito parlamentare per verificare le responsabilità di Napolitano e Berlusconi

 

Ci sono, e vanno indagate e dibattute, le grandi cause e responsabilità internazionali e storiche dell’immigrazione di massa e di una presente (e futura) invasione del nostro territorio nazionale che il governo non riesce né a pensare, né tanto meno a controllare.

Ma per avere il diritto di indagare e dibattere le grandi cause e responsabilità storiche, bisogna meritarselo, e prima indagare e dibattere le cause e responsabilità italiane di questa sciagura che ricade sul capo nostro, dei nostri figli e degli immigrati. Farlo è facile, perché la responsabilità politica e giuridica diretta dell’invasione è ascrivibile a due colpevoli italiani, entrambi viventi e operanti sulla scena politica, che hanno nome, cognome e indirizzo.

I due colpevoli italiani dell’invasione sono:

1) Giorgio Napolitano, nato a Napoli il 29 giugno 1925, Senatore di diritto e a vita quale Presidente Emerito della Repubblica.

2) Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Presidente di Forza Italia

Nel 2011 Giorgio Napolitano era Presidente della Repubblica, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio del Ministri. Tre anni prima, entrambi avevano firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, stipulato a Bengasi il 30 agosto 2008, che contiene il solenne divieto di compiere atti ostili in partenza dai rispettivi territori, e in cui ciascuna parte si impegna a non compiere atti ostili nei confronti dell’altra e a non consentire l’uso del proprio territorio da parte di altri (stati o attori non statali) per la commissione di tali atti.

Nel 2011, Francia e Gran Bretagna aggrediscono la Libia, ne rovesciano il governo, e bande criminali da esse sostenute e finanziate massacrano il Capo dello Stato Muhammar Gheddafi.

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi non soltanto non muovono un dito per opporsi con tutti i mezzi disponibili a questa aggressione, ma consentono agli aggressori l’utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture militari italiane, e addirittura si accodano all’aggressione, partecipandovi tardivamente, in ruolo subalterno.

Così facendo, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi si rendono colpevoli di quanto segue:

  • Violazione patente e ingiustificata del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, con grave offesa all’onore della Repubblica italiana e alla sua reputazione internazionale.
  • Grave danno a un interesse nazionale vitale: perché tale era, per l’Italia, la stabilità del governo libico. Come largamente prevedibile e previsto, infatti, la destabilizzazione del governo libico e l’anarchia sanguinosa che ha provocato è la causa prossima immediata dell’invasione incontrollata di immigrati sul territorio nazionale italiano.

Chiediamo dunque che si tenga al più presto un dibattito parlamentare avente per tema: “Responsabilità politiche italiane dell’invasione incontrollata di immigrati sul suolo nazionale”, nel quale si discutano le responsabilità politiche e giuridiche di Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi. In questo dibattito parlamentare si valuterà:

  1. a) se deferire Silvio Berlusconi al Tribunale dei Ministri per la violazione del Trattato di amicizia tra Italia e Libia (v. la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, 1969, in specie artt. 26 e 31. Dal preambolo: “I principi del libero consenso e della buona fede e la norma pacta sunt servanda sono universalmente riconosciuti”. Dall’allegato: “ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere eseguito da esse in buona fede”.)
  2. b) se deferire Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale per il reato di alto tradimento, in quanto colpevole di comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, ha costituito una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica.

Che cosa potevano fare Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano nel 2011?

Appena saputo che Francia e Gran Bretagna intendevano aggredire la Libia, paese amico e garante di un interesse nazionale vitale, Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano potevano e dovevano, subito:

  1. a) Denunciare pubblicamente e in tutte le sedi diplomatiche opportune – anzitutto UE, NATO e ONU – l’iniziativa illegale delle due potenze (alleate NATO), e manifestare inequivocabilmente che l’Italia aveva l’obbligo, l’interesse e la volontà di opporvisi con tutti i mezzi a sua disposizione
  2. b) Offrire collaborazione militare al legittimo governo libico, e, se accettata, schierare truppe italiane sul suolo libico a protezione del Capo dello Stato e delle infrastrutture più rilevanti, inviando in appoggio alle truppe di terra le navi della Marina militare italiana.

Questo si poteva e si doveva fare, e Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano non lo hanno fatto, pur conoscendo molto bene le gravi conseguenze, per l’Italia e la Libia, della loro inazione.

La distruzione dello Stato libico ha aperto le porte all’immigrazione di massa e a chi ci lucra sopra: mercanti di carne umana e jihadisti.

La controprova è la Spagna, che, sebbene molto più vicina al continente africano delle coste italiane, non è investita da un’immigrazione paragonabile a quella che interessa noi: perché di fronte alla Spagna c’è il Marocco, che può controllare il proprio territorio.

La soluzione della crisi migratoria passa per il recupero della dignità e della volontà dell’Italia di ammettere i propri errori, a partire dalla nostra complicità nella destituzione violenta di Gheddafi. Forte della ritrovata legittimità, l’Italia potrà decidere i provvedimenti necessari a fronteggiare l’emergenza e prospettare nelle sedi internazionali una soluzione che tenga conto di tutte le cause del fenomeno. Quanto all’Unione Europea, appare sempre più chiaro, anche in questo frangente, che o l’Unione cambia, o si deve uscire dall’Unione.

Firme:

Ugo Boghetta  (Indipendenza e Costituzione)

Roberto Buffagni (Indipendenza e Costituzione)

Tito Casali (Indipendenza e Costituzione)

Pier Paolo Dal Monte (Indipendenza e Costituzione)

Andrea Magoni (Indipendenza e Costituzione)

Ferdinando Pastore (Risorgimento Socialista)

Franco Bartolomei (Risorgimento Socialista)

Vittorio Banti (Riscossa Italia)

Luigi Pecchioli (Riscossa Italia)

Marco Mori (Riscossa Italia)

Valerio Palandri (Riscossa Italia)

Collettivo Arditi del Popolo di Civitavecchia

Alessio Quercioli (Collettivo Arditi del Popolo di Civitavecchia)

Marino Badiale

Fabrizio Tringali

Stefano Santarelli

Edoardo Biancalana

Paolo Marinelli

Adele D’anna

Saverio Primavera

Paolo Di Remigio

Marco Scillieri

Alberto Del Buono

Massimiliano Mauro

Corrado Belli

Virginio Alessandro Latella

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